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  • Dott.ssa Elisa M. Curreri

ALZHEIMER: “Chi sono io? Chi sei tu? La malattia che ti ruba il passato, il presente ed il futuro”



Per “deterioramento cognitivo” (o demenza) si intende la progressiva perdita delle funzioni cognitive, quali memoria, attenzione, capacità linguistiche, ragionamento e così via, di entità variabile e tale da compromettere l’autonomia funzionale della persona nella sua vita quotidiana.

La diagnosi di demenza prevede due step:

o In primo luogo bisogna accertare la presenza o meno del deterioramento cognitivo: si effettuerà un’accurata anamnesi cognitivo-comportamentale, per indagare i comportamenti alterati osservati dal paziente e/o dai suoi familiari. Successivamente lo psicologo proseguirà con l’esecuzione della valutazione neuropsicologica atta ad indagare, nello specifico, lo stato di salute delle funzioni cognitive.

o Qualora si confermasse, con la valutazione neuropsicologica, la presenza del deterioramento cognitivo, il medico specialista neurologo si occuperà di indagare la sua possibile natura.


La malattia di Alzheimer (Alzheimer disease, AD) è la forma più frequente di demenza: rappresenta, infatti, il 70-75% dei casi. È una patologia neurodegenerativa caratterizzata da un esordio insidioso e un andamento progressivamente peggiorativo (definito, appunto, cronico-progressivo). Generalmente la malattia è caratterizzata, fino alle fasi avanzate, da manifestazioni esclusivamente cognitive, che riguardano nello specifico i processi di memoria e le abilità linguistiche; nelle fasi avanzate emergono invece, in associazione ai disturbi cognitivi, i problemi neurologici. Nelle prime fasi della malattia, inoltre, le neuroimmagini (TAC, Risonanza Magnetica) possono essere negative o mostrare un quadro aspecifico di atrofia diffusa.


Le 3 fasi della Malattia di Alzheimer

È molto difficile distinguere ed individuare fasi distinte della malattia, poiché questa non presenta caratteristiche rigide e universali. Tuttavia possiamo evidenziare 3 fasi principali del quadro:


1) Fase "reattiva o precoce”, in cui il paziente può presentare un quadro relativamente aspecifico, caratterizzato ad esempio da sintomi ansiosi e depressivi, anche se generalmente si effettua la prima visita per l’insorgere dei disturbi di memoria. La presenza del deficit di memoria infatti, nello specifico di un deficit di immagazzinamento di nuove informazioni, rappresenta condizione necessaria per fare diagnosi. Le prime difficoltà del paziente riguardano generalmente l’apprendimento di nuove informazioni (deficit della cosiddetta memoria anterograda) che, con l’avanzare della malattia, raggiungono un peso sempre più significativo nella vita de paziente, dunque molto spesso accade che il paziente:

- Non ricorda di aver ricevuto una telefonata o la visita di un parente;

- Non ricorda una notizia ascoltata al telegiornale o riferita da un familiare;

- Ripete continuamente le stesse cose;

- Non ricorda dove ha lasciato i propri oggetti personali;

In questa fase si verifica il cosiddetto “effetto facciata”, ovvero la capacità del paziente di fronteggiare adeguatamente le situazioni quotidiane e/o lavorative, purchè siano eseguite in modo stereotipato e automatico; quando invece egli è posto davanti a situazioni che si discostano dalla quotidianità, emergono le difficoltà. Un'altra caratteristica osservabile fin dall’esordio, anche in situazioni che sembrano banali, è la “titubanza cognitiva”: ad esempio alla richiesta “quanti anni ha?” il paziente spesso è incerto e imbarazzato e procede per tentativi ed errori o si rivolge ai familiari per chiedere conferma o aiuto.

Accanto al disturbo di memoria anterograda, c’è anche un deficit di memoria prospettica, meglio conosciuta come la “memoria per gli eventi futuri” e che normalmente consente di:

- Ricordare di dover fare una telefonata;

- Ricordare un appuntamento;

- Ricordare di prendere un farmaco o di pagare una bolletta;

In questa fase si possono verificare anche degli isolati episodi di “vuoti di memoria”, ovvero un’incapacità momentanea di ricordare cosa si stia facendo e come si eseguano azioni e comportamenti (come ad esempio entrare in bagno e chiedersi “come si lavano i denti?”). Possiamo certo immaginare come questi eventi possano destare una particolare preoccupazione nel paziente e rappresentare uno dei motivi per cui ci si rivolge al medico.


2) Nella fase cosiddetta “neuropsicologica” iniziano a farsi evidenti altri disturbi cognitivi oltre a quelli di memoria e di linguaggio, quali:

- difficoltà di scrittura e di calcolo;

- difficoltà di riconoscimento di oggetti (agnosia) e/o di volti (prosopoagnosia);

- incapacità di riprodurre un disegno con una tendenza a ricalcarne i contorni (aprassia costruttiva con fenomeno del “closing-in”);

- la cosiddetta aprassia dell’abbigliamento, che a volte è presente in modo lieve sin dalle prime fasi e che consiste in errori di stratificazione (es. la camicia viene messa sopra la giacca), difficoltà a fare combaciare le parti degli abiti con le parti del corpo, incapacità di scegliere l’abbigliamento in modo congruo rispetto alla stagione e/o alla temperatura e difficoltà nell’uso dei bottoni e delle stringhe delle scarpe.


3) La fase “tardiva” è caratterizzata da disturbi delle funzioni di controllo, differentemente da altri tipi di deterioramento in cui queste difficoltà emergono precocemente. Il paziente avrà ad esempio difficoltà a svolgere simultaneamente due azioni (attenzione divisa), a focalizzare la propria attenzione su un compito (attenzione selettiva) o a mantenerla nel tempo (attenzione sostenuta); si faranno inoltre evidenti le difficoltà di approccio a situazioni nuove e/o insolite, di risoluzione dei problemi (problem solving) e di ragionamento astratto. Infine in fase tardiva compaiono anche varie manifestazioni neuropsichiatriche, come la trasposizione diacronica del passato autobiografico nel presente che porta i pazienti ad identificare un proprio familiare deceduto con un altro familiare (scambiare il figlio per il marito deceduto) o a non riconoscere il luogo del proprio domicilio come casa propria (spesso questi pazienti riportano il desiderio di voler “tornare” a casa propria). Tuttavia queste caratteristiche non sono esclusive della malattia di Alzheimer, ma sono anche caratteristiche degli stadi avanzati di altre forme di demenza. Dal punto di vista psicologico e comportamentale in questa fase si può osservare un quadro di apatia o, al contrario, di irritabilità fino a configurare un atteggiamento di opposizione e aggressività.



Come distinguere il disturbo di memoria di tipo Alzheimer e quali sono le altre caratteristiche peculiari della malattia?

Va sottolineato che alcune difficoltà di memoria anterograda e prospettica possono presentarsi in qualsiasi anziano sano o anche in pazienti con sintomatologia ansiosa o deflessione del tono dell’umore. Solo un’attenta indagine volta ad indagare lo stato di salute delle funzioni cognitive del paziente, unita al controllo medico neurologico e agli esami neuroradiologici (Tac, Risonanza Magnetica) potranno indirizzare verso una diagnosi di Malattia di tipo Alzheimer o di altra natura.


Un elemento che può dare indicazioni diagnostiche importanti è la presenza, in molti casi, di disturbi linguistici in aggiunta alle difficoltà di memoria:

- “vorrei la… la…” (è come se ce l’avessi sulla punta della lingua);

- “mi passi quelle che servono per aprire la porta” (per intendere “chiavi”);

- “oggi il coso non funziona!” (“telefono”).

Questo comune fenomeno si chiama anomia e consiste nella difficoltà a “trovare le parole”. Tale difficoltà può anche essere solo temporanea e, in tal caso, prende il nome di latenza anomica (“oggi avrei voglia di mangiare la… la… la…. la pasta”). Ma non allarmiamoci! A quanti di noi ogni giorno capita di non “trovare la parola”? Immagino a molti! Tale difficoltà diventa un campanellino d’allarme per noi e/o per i nostri cari se si verifica con una certa frequenza ed è associata alle sopramenzionate difficoltà di memoria.


Un’altra caratteristica peculiare della malattia di Alzheimer, sin dalle fasi precoci è il disorientamento topografico, che nella prima fase sarà caratterizzato dall’incapacità di apprendere nuovi percorsi e di orientarsi in quelli poco conosciuti.


Nella malattia di Alzheimer è infine quasi sempre presente, sin dalle prime fasi, l’anosoagnosia, ovvero la mancanza di consapevolezza delle difficoltà cognitive. Spesso il paziente non è consapevole delle proprie difficoltà e tende a minimizzare o a non badare molto ai propri fallimenti; in altri casi, invece, la consapevolezza delle difficoltà emerge solo davanti ad evidenti difficoltà nello svolgimento di un compito.



C’è un modo per evitare o prevenire la malattia?

Sicuramente è buona norma prendersi cura di sé stessi attraverso dei piccoli accorgimenti quotidiani, come: eseguire attività fisica, ridurre i fattori di rischio vascolare, seguire una dieta sana ed equilibrata e tenere allenata la mente tramite degli esercizi cognitivi. Tali attenzioni sono fondamentali nel ridurre il rischio di sviluppare demenza: la prevenzione, infatti, è attualmente l’unica arma in nostro possesso, non esistendo ancora un farmaco che sia in grado di curare la malattia.