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  • Dott.ssa Elisa M. Curreri

Guardare con altri occhi l’età anziana. La sfida di ITINERA.


ITINERA si propone un obbiettivo estremamente ambizioso: modificare il modo in cui l’età anziana viene vista e considerata dalla società e dall’anziano stesso.


Lenti nuove per guardare l’età anziana

Nell’articolo precedente abbiamo parlato del potere deformante delle lenti che indossiamo e della possibilità di modificare, anche se solo provvisoriamente, tali lenti al fine di adottare nuove visioni delle cose. Dal momento che ITINERA è un progetto innovativo che mira ad individuare e valorizzare le innumerevoli possibilità positive che l’età anziana porta con sé, desideriamo fornirvi alcune indicazioni per modificare le lenti che nella nostra cultura vengono abitualmente utilizzate per guardare l’anziano, al fine di arrivare a farvi vedere l’età anziana in un modo simile a come la vediamo noi. Questo risulterà di grande aiuto non solo per comprendere gli obbiettivi e le logiche sottostanti ai percorsi clinici proposti da ITINERA, ma sarà utile agli anziani e ai loro familiari per acquisire nuove consapevolezze e per imboccare un percorso attivo e costruttivo.


Gli ingredienti delle lenti: gli stereotipi

Ciò che contribuisce in maggior misura a creare e rafforzare le lenti culturali con le quali guardiamo l’anziano sono gli stereotipi: si tratta di credenze molto semplificate, basate su alcuni attributi generalizzati (e spesso erronei) che vengono applicati a tutti gli individui di un gruppo o categoria (Amerio, 2007). In altre parole, quando applichiamo uno stereotipo, stiamo generalizzando una o più caratteristiche di alcuni individui di un gruppo a tutti gli individui che appartengono a tale gruppo. Gli stereotipi sono indubbiamente utili: infatti essi ci permettono di conoscere la realtà in modo rapido, senza analizzare le singole caratteristiche degli individui, ma trattandoli tutti come simili tra loro. Tuttavia, va da sé che più gli stereotipi che applichiamo sono semplici e numerosi, maggiore sarà la quantità di informazioni e caratteristiche reali che stiamo involontariamente ignorando dei singoli individui. Il tutto sarà molto più chiaro se pensiamo ad un esempio concreto e frequente nella vita quotidiana: gli stereotipi verso le persone provenienti da altri paesi. Al di là delle questioni etiche, delle quali non ci occupiamo in questa sede, va constatato che, nel momento in cui si afferma che “tutti gli immigrati sono malviventi” si sta nello stesso tempo compiendo una semplificazione utile (che mi permette di conoscere un intero gruppo molto rapidamente) e una generalizzazione indebita (poiché, anche nel caso in cui molti stranieri fossero realmente dei criminali, questo non significa che lo siano tutti quanti e dunque stiamo estendendo una caratteristica di alcuni membri del gruppo a tutti gli appartenenti a tale gruppo).



Gli stereotipi relativi alla terza età

Veniamo ora ai principali stereotipi culturali relativi all’età anziana e alle possibilità che caratterizzano quest’ultima:

A) L’età anziana è il “tramonto della vita” e sostanzialmente costituisce per l’individuo una preparazione alla fine dell’esistenza. Infatti l’anziano ha già vissuto la propria vita e dunque è scontato che abbia nostalgia del passato e che non possa fare alcunché per vivere la propria vita nel presente all’insegna del benessere.

B) L’età anziana si caratterizza per un declino uniforme in tutte le funzioni cognitive e in generale porta esclusivamente a perdite per l’individuo; per questo motivo l’anziano, in qualche misura, è sempre un “peso” e non può dare alcun apporto significativo alla famiglia e alla società.

C) Gli anziani stanno bene da soli e non vogliono che qualcuno si intrometta nella loro vita dicendo quello che devono fare. Se l’anziano non manifesta lamentele e richieste significa che va tutto bene e che non è necessario alcun accorgimento o intervento.

Tali stereotipi sono negativi non solo in quanto portano a vedere gli individui e la realtà in modo estremamente distorto, ma soprattutto perché essi hanno un enorme potere: sono estremamente demotivanti sia per l’anziano che per il suo ambiente sociale. Ciò ha come conseguenza un progressivo adeguamento allo stereotipo: se tutti (e l’anziano in primis) ritengono che l’anziano sia debole, indifeso, pesante, destinato ad un declino generale e alla solitudine ed esclusivamente bisognoso di cure e attenzioni, alla fine l’anziano e il suo ambiente si comporteranno come se queste fossero delle verità effettive e non faranno nulla per confutare tali credenze. Si parla in questi casi di impotenza appresa: l’anziano “impara” ad essere incapace in tutto in conseguenza del fatto che tutti pensano ciò e glielo comunicano più o meno esplicitamente. Applicare tali stereotipi di fatto limita le possibilità di scelta dell’individuo: come l’anziano può scegliere alcunché se gli stereotipi già gli forniscono un copione di ciò che deve fare e di come deve essere?



Superare gli stereotipi negativi relativi all’invecchiamento

Per superare gli stereotipi relativi alla terza età e necessario conoscere la realtà effettiva, ovvero sapere che in realtà le credenze che si estendono a tutta la categoria degli anziani valgono in realtà solo per una parte di essi. Ad un’attenta analisi (che potrete fare anche voi, riflettendo attentamente sui vari individui anziani che conoscete) possiamo notare come gli stereotipi che abbiamo preso in considerazione siano totalmente infondati:

A) L’età anziana è l’ultima fase della vita, ma può durare addirittura di più rispetto alle fasi precedenti. Non è insolito vedere 80enni e 90enni in piena salute e quindi affermare che a partire dal pensionamento inizi un “tramonto” è abbastanza insensato. Proprio per questo motivo l’anziano è perfettamente in tempo per fare esperienze nuove e appaganti e non deve limitarsi a rimpiangere un passato che non tornerà. Inoltre il benessere psicologico è un aspetto che può essere raggiunto da chiunque a qualunque età e dunque anche l’anziano ha il “diritto alla ricerca del benessere”; i percorsi clinici di ITINERA si propongono proprio di accompagnare l’anziano nel suo percorso verso il benessere psicologico, andando ad intervenire sulle problematiche che ostacolano quest’ultimo.

B) Gli anziani non sono tutti uguali e ogni persona invecchia a modo proprio; il declino cognitivo è solo uno dei possibili scenari per l’anziano e peraltro può manifestarsi in una grande varietà di quadri, ognuno con delle caratteristiche differenti. Partendo da tale presupposto, ITINERA offre all’utenza una serie di percorsi di training e di stimolazione cognitiva, ciascuno dei quali appositamente ideato e strutturato per un diverso tipo di quadro cognitivo che è possibile trovare in età anziana. D’altra parte l’età anziana non porta con sé solo perdite, ma può essere foriera di guadagni non indifferenti: si pensi ad esempio al tempo a disposizione per fare ciò che si desidera, alla possibilità di sviluppare nuove passioni e di coltivare nuove relazioni (o rafforzare quelle precedenti) e alla saggezza che emerge in virtù di una lunga esperienza di vita, grazie alla quale l’anziano può dare ancora molto, soprattutto nei contesti di volontariato e in quelli in cui sono coinvolte le generazioni più giovani. Pensate ancora che l’anziano sia solo un” peso”?

C) Infine è vero che l’anziano può essere riservato e tendenzialmente è portato alla vita solitaria, ma questo non significa che non desideri contatti sociali e un sostegno continuativo da parte di amici e familiari. Il supporto sociale è un fattore fondamentale che mette l’anziano al riparo dall’ansia, dalla depressione e addirittura dal declino cognitivo: infatti le relazioni sociali aiutano a stimolare la mente in modo frequente ed efficace ma allo stesso tempo piacevole. Per questo motivo noi di ITINERA offriamo dei percorsi anche per i familiari dell’anziano e abbiamo scelto come modalità preferenziale per i nostri interventi quella del gruppo: infatti i percorsi di gruppo permettono di confrontarsi con i coetanei, esercitare le capacità di comunicazione e instaurare nuove relazioni sociali, con notevoli effetti benefici sugli aspetti cognitivi, emotivi e motivazionali. Il fatto che spesso l’anziano non manifesti alcuna richiesta non significa necessariamente che egli si trovi nel massimo stato di benessere psicologico: spesso è necessario dare all’anziano uno spazio di espressione e un aiuto nel dare voce ai suoi bisogni (e in questo i familiari hanno un ruolo fondamentale). Assicuratevi che il vostro “Tutto bene?” non sia solo una domanda di routine e fate in modo che il vostro parente anziano manifesti liberamente e in ogni momento ciò di cui ha bisogno o anche semplicemente i suoi desideri, le sue opinioni e le sue aspettative.


Pensare che le cose stiano in questo modo non solo permette di vedere la realtà per quella che è (cioè una realtà complessa e variegata, che non può essere letta sempre e solo sulla base di stereotipi e semplificazioni), ma permette all’anziano di attivarsi e impegnarsi costantemente per raggiungere i propri obbiettivi e, cosa che sta molto a cuore ad ITINERA, per ritrovare o conquistare per la prima volta uno stato di benessere psicologico. Per ultimo, ma non meno in portante, in questo modo l’anziano può preservare la propria autostima (percezione positiva di sé stessi) e la propria autoefficacia (credenza che le proprie azioni e il proprio impegno portino ad esiti positivi): in uno studio, è stato dimostrato che, mentre normalmente gli anziani messi di fronte alle proprie difficoltà tendono a scoraggiarsi e ad arrendersi, quando vengono invitati a riflettere sul fatto che ognuno invecchia a modo proprio (cosa che mette in crisi lo stereotipo “vecchiaia=declino inevitabile”) l’autostima dell’anziano rimane invariata anche di fronte a domande relative a temi delicati come il declino cognitivo e la demenza.


La prossima volta che vi troverete a pensare ad un individuo anziano fate molta attenzione: state considerando le caratteristiche peculiari e le innumerevoli possibilità positive di quell’individuo o state semplicemente applicando in maniera meccanica una serie di stereotipi culturali? Se è vera la seconda ipotesi, adesso riuscite a capire quanto il vostro modo di pensare potrebbe impedire a quell’anziano di realizzare ciò che desidera e di raggiungere il proprio benessere psicologico?