• Dott. Fabrizio Prini

Prendere contatto con le proprie emozioni



Partiamo subito con una domanda: cosa sono le emozioni? Sembra una domanda banale…ma scommetto che dare una risposta non è stato così semplice. Le emozioni possono essere definite come delle compagne di vita. Esse infatti sono presenti in ogni istante della nostra giornata, seppur in modi e forme differenti. Saper ascoltare le proprie emozioni è una prerogativa fondamentale per un buon livello di benessere, tant’è che si parla ormai sempre di più di “benessere emotivo”. Eppure c’è chi preferisce evitare e ignorare le proprie emozioni, oppure chi non riesce ad elaborarle nel modo corretto. Le emozioni e il loro riconoscimento hanno ripercussioni importanti sulla salute delle persone, e attraverso questo articolo cercheremo di vedere in che modo emozioni e benessere sono collegati.


Conoscere e riconoscere le proprie emozioni


Le emozioni sono esperienze soggettive complesse; sono delle reazioni che vengono messe in atto in modo automatico e spesso inconsapevole di fronte a degli stimoli o a degli eventi presenti nell’ambiente che ci circonda. Solitamente ad ogni emozione segue poi un dato comportamento, che viene eseguito in base a ciò che proviamo. Per mettere in atto però la giusta risposta comportamentale è necessario riconoscere l’emozione che stiamo provando, definirla ed elaborarla. Il riconoscimento delle proprie emozioni è qualcosa che si impara nella prima infanzia, quando si comincia a sperimentare una vasta gamma di emozioni che ancora non si conoscono. Ogni persona ha la sua storia e le sue esperienze, il che vuol dire che durante la propria vita ognuno ha imparato a riconoscere e ad interagire con le proprie emozioni in modo differente. Ciò però non implica che imparare a prendere contatto con le proprie emozioni sia possibile solo durante l’infanzia, anzi! Questo importante processo può essere “sviluppato” e “appreso” in ogni momento della propria vita, da soli o grazie all’aiuto di un esperto. Alcune emozioni sono più semplici da riconoscere ed elaborare: queste sono le cosiddette “emozioni primarie”, ossia quelle emozioni di base che possono essere considerate “innate” in quanto presenti in ogni cultura. Tra le emozioni primarie troviamo la rabbia, la paura, la tristezza, la gioia, la sorpresa e il disgusto. Ci sono poi emozioni più complesse, note come “emozioni secondarie”, che derivano dall’interazione tra le emozioni primarie, la cultura e il contesto all’interno dei quali la persona vive. Ne sono esempi la vergogna, l’ansia, il rimorso, la speranza, il cordoglio...insomma tutte quelle emozioni le cui manifestazioni possono variare in maniera significativa da una cultura all'altra.



I tre passi per prendere contatto con le proprie emozioni


1) Il primo passo per prendere contatto con le proprie emozioni è quello di riconoscerle. Nel momento in cui il nostro corpo si attiva, dovremmo fermarci un secondo a pensare e rispondere alla domanda “che cosa sto provando?”. Dovremmo analizzare che cosa ha scatenato la nostra emozione, come ci sentiamo e cosa proviamo. In altre parole, dobbiamo raccogliere abbastanza informazioni per poter arrivare a dare un nome alla nostra emozione. Denominare ciò che proviamo ci permetterà di poter passare alla fase successiva.


2) Il secondo passo è dato dalla gestione dell’emozione che stiamo provando. Come abbiamo detto, ad ogni emozione segue sempre un dato comportamento. Se siamo stati in grado di riconoscere l’emozione, metteremo in atto un comportamento adeguato ed in linea con l’emozione provata. In caso contrario, ci ritroveremmo in balia di ciò che proviamo, perdendo così il controllo delle nostre azioni.


3) Il terzo ed ultimo step risiede nella riflessione. Il modo migliore per imparare a conoscere sé stessi e le proprie emozioni sta nella capacità di fermarsi a riflettere su ciò che proviamo, su ciò che abbiamo provato e su come abbiamo gestito l’emozione. Ragionare sulle esperienze passate è un ottimo modo per comprendere meglio noi stessi e il nostro funzionamento, ma anche per proiettarci nel futuro e capire come gestire in maniera ottimale le nostre emozioni quando esse si ripresenteranno.


Essere in grado di definire e riconoscere le proprie emozioni è strettamente legato ad un’altra competenza molto importante: stiamo parlando dell’empatia. L’empatia consiste nella capacità di riconoscere le emozioni altrui, nel guardare un’altra persona e capire cosa sta provando, come se fossimo “nei suo panni”. Come per sé stessi, riconoscere l’emozione altrui ci permette di mettere in atto un comportamento di interazione adeguato, sulla base di ciò che prova l’altra persona e dei suoi bisogni.

Risulta facilmente comprensibile quindi l’importanza di queste competenze. Il saper riconoscere e gestire le emozioni altrui, e ancor di più le proprie emozioni, permette di poter raggiungere e mantenere un adeguato livello di benessere, caratterizzato dalla prevalenza di emozioni positive e dalla capacità di gestire in modo ottimale e funzionale le emozioni negative e lo stress. Questo tipo di benessere prende il nome di “benessere emotivo”, fondamentale in ogni fase della vita…terza età inclusa!



Il benessere emotivo e la terza età


Le emozioni hanno una notevole importanza sulla vita delle persone. Un grave errore è spesso quello di sottovalutare il loro ruolo indispensabile nella vita dell’anziano. Sono presenti però, in tal senso, alcuni stereotipi negativi sull’argomento. Infatti, spesso all’anziano vengono associate emozioni negative: l’invecchiamento e i relativi problemi di salute, le possibili perdite di persone care, la solitudine fanno si che l’anziano venga visto come portatore quasi esclusivo di tristezza e depressione. È senza dubbio vero che la terza età sia caratterizzata da alcuni momenti critici, ma ciò non significa che gli anziani non possano provare emozioni positive. Al contrario, le emozioni positive sono proprio ciò che permette all’anziano di affrontare con il giusto spirito e le giuste motivazioni questa fase della vita!


Molteplici studi hanno evidenziato come il decadimento fisico e cognitivo che spesso si osservano in età avanzata siano fortemente influenzati dalle emozioni. Nello specifico, a livello cognitivo sappiamo che le emozioni negative influiscono sulla prestazione in compiti di attenzione e di memoria. Lo stesso vale per il decadimento fisico: il modo in cui si accolgono e si elaborano le emozioni negative influenzerà il modo in cui l’anziano affronta e si interfaccia con le proprie difficoltà fisiche e di salute. Le emozioni positive infine rappresentano la chiave per avere quella motivazione in più che spinge l’anziano a superare le difficoltà e il decadimento, e per raggiungere e mantenere un livello di benessere globale più che soddisfacente.


Ad oggi la società non valorizza molto il benessere emotivo dell’anziano. Tuttavia sono presenti diversi servizi che lavorano proprio sulla gestione delle emozioni e sulla promozione delle emozioni positive in età anziana. Ad esempio, nelle RSA o nei centri diurni per anziani spesso vengono organizzate delle attività che permettono all’anziano di “svagarsi”. Ad un primo sguardo queste attività possono far pensare solamente ad un modo per tenere l’anziano attivo ed impegnato, ma questa è solo una mezza verità: la socializzazione, il lavoro di gruppo, il gestire e portare avanti un’attività specifica, il sentirsi parte attiva di qualcosa…sono tutti elementi che tendono a promuovere le emozioni positive nell’individuo!


Anche ITINERA non è da meno, e propone percorsi incentrati sul benessere emotivo dell’anziano. Tra le varie proposte cliniche, infatti, è possibile trovare:

- un gruppo relativo alla promozione dell’autonomia e del benessere, che ha come finalità quelle di insegnare all’anziano quali sono le strategie migliori per coltivare il benessere nella vita quotidiana (oltre che le strategie per preservare le capacità che rendono l’anziano autonomo, fattore anch’esso legato all’aumento del benessere percepito);

- un gruppo incentrato sugli aspetti emotivi, motivazionali e relazionali, che permette di lavorare sulle emozioni dell’anziano e sulle sue motivazioni, al fine di promuovere relazioni più soddisfacenti, di coltivare le emozioni positive e accettare quelle negative e di trovare le giuste motivazioni per affrontare in modo personale ed efficace la terza età;

- un gruppo focalizzato sulla gestione dell’ansia e depressione, che si prefigge come scopo quello di accogliere i sentimenti e i sintomi ansiosi e depressivi dell’anziano, in modo da aiutare quest’ultimo a gestire e ad elaborare tali vissuti in modo attivo e funzionale, e da permettere che gradualmente tali sintomi smettano di essere condizionanti e lascino piano piano spazio alle esperienze e alle emozioni positive.

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